"A 8 mesi dal parto la mia pancia era ancora come al quinto mese. Poi ho scoperto la verità che nessuno ti dice in ospedale." — Storie di Mamme
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"A 8 mesi dal parto la mia pancia era ancora come al quinto mese. Poi ho scoperto la verità che nessuno ti dice in ospedale."

Per mesi ho pensato fosse colpa mia. Poi una notte ho letto un articolo che ha cambiato tutto — e in 7 settimane è cambiato tutto.

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di Giulia M. · raccolta da Sara Vitali
Pubblicato 3 giorni fa · 5 min di lettura
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Mamma sorridente con bambino in braccio

Giulia, 34 anni, due bambine. Oggi si sente bene. Ma fino a 8 mesi fa pensava di aver perso il suo corpo per sempre.

Era luglio scorso. Ero al supermercato con Tommy nel marsupio. Una signora che vedo ogni tanto al parchetto si è avvicinata, ha guardato la mia pancia e ha sorriso: "Ah, il terzo? Auguri!"

Mio figlio aveva otto mesi. Era il mio primo. Non ero incinta.

Ho detto qualcosa tipo "no, è ancora la pancia di Tommy", ho riso forte, ho pagato, sono uscita. In macchina ho pianto per venti minuti col motore spento.

A otto mesi dal parto la mia pancia era ancora identica al quinto mese di gravidanza. E avevo provato di tutto.

E quando dico tutto, intendo davvero tutto. Camminate ogni giorno con il passeggino — un'ora, due ore. Una settimana di crunch sul tappetino, finché non mi sono fatta male alla schiena. Una di quelle app fitness che ti promettono il sei pack in 7 minuti — mollata dopo tre giorni perché mi sentivo peggio. Una nutrizionista a 80€ a seduta che mi ha dato un piano alimentare che non riuscivo a seguire perché allattavo a richiesta.

E poi c'erano le altre cose. Quelle che non racconti.

Le cose che le mamme non si dicono tra loro

Perdevo qualche goccia ogni volta che starnutivo. Ridere troppo forte mi faceva paura. Quando saltellavo per far addormentare Tommy mi tenevo le gambe strette. Avevo 32 anni e mi muovevo come una novantenne.

Mi sentivo debole in un modo che non sapevo descrivere. Non era stanchezza — quella la conoscevo, era la stanchezza da neonato. Era qualcosa di diverso. Mi sentivo scollegata. Come se il mio addome fosse di qualcun altro.

Per mesi ho creduto che fossi io. Che non mi impegnassi abbastanza. Che dovessi solo "mettermi sotto e fare più sport". Tutte le riviste, tutti gli articoli, tutti i post Instagram dicevano la stessa cosa: mangia meno, allenati di più.

Poi una sera, durante una poppata notturna alle 3, mi è capitato sotto mano un articolo. Parlava di una cosa che nessuno — né la mia ginecologa, né la mia ostetrica, né le mie amiche con figli — mi aveva mai nominato.

Si chiama diastasi dei retti. E ce l'ha il 90% delle mamme dopo il parto.

La diastasi è la separazione dei due muscoli addominali — i "retti" — che durante la gravidanza si allontanano per fare spazio al bambino. Nella maggior parte delle donne non si chiude da sola. Continua a essere lì. E qui arriva la parte che mi ha letteralmente sconvolta:

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Crunch, sit-up, plank tradizionali peggiorano la diastasi. Ogni volta che fai un addominale "classico" stai allontanando ancora di più i due muscoli. Più ti alleni nel modo sbagliato, più la pancia rimane fuori.
Illustrazione della diastasi dei retti

Ho chiuso il telefono e sono rimasta con gli occhi sgranati. Avevo passato sei mesi a fare esercizi che aumentavano il problema invece di risolverlo. Mi sono sentita stupida. Poi mi sono arrabbiata. Perché nessuno me l'aveva detto?

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E poi c'era il pavimento pelvico — quello che mi faceva avere le perdite. Stessa storia. Nessuno mi aveva spiegato che dopo il parto va riattivato in modo specifico, con una sequenza precisa di esercizi. Pensavo bastassero "i Kegel" che facevo a caso al semaforo. Sbagliato. Senza la respirazione coordinata e senza una progressione, non servono praticamente a niente.

Quella notte ho fatto una cosa molto poco ragionevole: alle 4 di mattina ho aperto il computer e ho cominciato a cercare. Volevo capire se esisteva un programma fatto da qualcuno che sapeva di cosa stava parlando.

Il programma che ho seguito (e che mi ha cambiato il corpo in 7 settimane)

Dopo due settimane di ricerca — siti americani, video YouTube di ostetriche francesi, libri sulla diastasi — sono arrivata a un programma post-parto creato in Italia. Si chiama 7 Settimane, sviluppato seguendo le linee guida ACOG (l'American College of Obstetricians and Gynecologists). Non c'erano promesse miracolose. Niente "perdi 10 kg in 7 giorni". Niente prima/dopo Photoshoppati. Era qualcosa di diverso:

Quello che mi ha convinta a provarlo
  • Sessioni da 15 minuti. Non un'ora. Quindici minuti, fattibili durante la nanna del piccolo.
  • Niente attrezzi. A casa, sul tappetino del soggiorno. Anche col bambino accanto.
  • Progressione in 4 fasi. Le prime due settimane erano solo respirazione e pavimento pelvico. Niente addominali. Mi sono sentita finalmente al sicuro.
  • Un autotest per la diastasi. Per la prima volta ho capito che cosa stavo davvero affrontando — avevo 2.5 dita di separazione.
  • Adatto sia a parto naturale che cesareo. Una mia amica l'ha iniziato dopo il cesareo, due settimane dopo di me.

Ho iniziato la prima settimana con scetticismo, lo ammetto. Le prime due settimane non sembravano nemmeno "allenamento" — solo respirazione, qualche movimento dolce, attivazione del pavimento pelvico. Pensavo: "e questa sarebbe la cura?"

Poi alla settimana 3 è successa una cosa strana.

Ho starnutito senza perdere niente.

Per la prima volta in 8 mesi. Mi sono fermata a metà cucina con la mela in mano e sono scoppiata a piangere. Mio marito è entrato di corsa pensando fosse successo qualcosa di brutto. Gli ho detto "ho starnutito senza pisciarmi addosso" e siamo ridicoli a ridere insieme per cinque minuti.

Settimana 5: 4 cm in meno di girovita. Settimana 7: indossavo i jeans pre-gravidanza. Per la prima volta in un anno.

Ma la parte più importante — quella che racconto sempre alle amiche quando me lo chiedono — non sono i centimetri. È che mi sentivo forte. Non "magra". Forte. Sapevo cosa stava facendo il mio corpo, perché lo stava facendo, e lo controllavo io.

E non avevo più paura di ridere a una cena.

"Sì ma io non ho il tempo / non ho la costanza"

Lo so. Lo dicevo anche io. Sono la prima persona al mondo che molla le cose dopo tre giorni. Quando ho iniziato il programma ero certa di abbandonarlo entro la settimana 2.

Ma io non ce la faccio mai a essere costante

Quindici minuti al giorno sono fattibili anche nei giorni peggiori. E quando proprio il bambino è impossibile, ci sono allenamenti da 5 minuti. Non li ho usati spesso, ma sapere di averli mi ha tolto la pressione mentale. Non è una catena di Sant'Antonio: se salti un giorno, riprendi il giorno dopo. Funziona così.

L'altra cosa che mi ha aiutata: il programma non è uguale per tutte. Cambia in base al tipo di parto, al tempo dal parto, alla tua preoccupazione principale, al tempo che hai a disposizione. Quando ho contattato l'autrice del programma per ringraziarla, mi ha detto che hanno costruito un quiz per capire se è davvero adatto a chi lo prova.

Come capire se è il programma giusto per te

Quando ho iniziato a raccontare la mia storia, decine di amiche e conoscenti mi hanno chiesto il link. Ma il programma — lo dicono loro stessi — cambia in base al tipo di parto, al tempo dal parto, alla preoccupazione principale, al tempo che hai a disposizione. Quello che ha funzionato per me potrebbe essere strutturato diversamente per chi ha avuto un cesareo, o per chi è a 2 mesi dal parto invece di 8.

Per questo hanno creato un quiz di 10 domande (ci ho messo davvero due minuti) che ti dice se il programma è adatto a te e ti costruisce un piano basato sulle tue risposte specifiche. Te lo lascio qui sotto se vuoi provarlo:

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Non è una bacchetta magica. Devi seguire le 7 settimane, fare i tuoi 15 minuti la maggior parte dei giorni, completare il percorso. Ma se sei in una situazione anche solo lontanamente simile alla mia di 8 mesi fa, vale la pena di sapere se è la cosa giusta per te.

Io oggi mi guardo allo specchio e sono di nuovo io. Ci sono volute 7 settimane. Ma soprattutto — e questo me lo ripeto sempre — non era colpa mia. Mi mancavano solo le informazioni giuste.

Spero che questa storia possa aiutare qualcun'altra a non perdere otto mesi come ho fatto io. Il quiz è qui se vuoi capire da dove iniziare.

— Giulia M., Milano

Nota della redazione: testimonianza ispirata alle esperienze raccolte tra le partecipanti al programma. Il nome è stato modificato per tutelare la privacy. I risultati possono variare in base al punto di partenza, alla costanza e al tipo di parto. Il programma menzionato è un percorso a scopo informativo e non sostituisce il parere di un medico, ginecologo o fisioterapista. Prima di iniziare qualsiasi attività fisica post-parto, consulta sempre il tuo medico.